L’empatia nella fotografia di matrimonio

“Empatìa: in psicologia, in generale, la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale. Più in particolare, il termine indica quei fenomeni di partecipazione intima e di immedesimazione attraverso i quali si realizzerebbe la comprensione estetica”. [Treccani].

Prima di analizzare l’importanza dell’empatia nella fotografia di matrimonio, voglio focalizzare la vostra attenzione su due aspetti molto importanti:

 

1 – TIMIDEZZA E VERGOGNA A FARSI FOTOGRAFARE 

“La timidezza è composta dal desiderio di piacere e dalla paura di non riuscirci.” — Edme-Pierre Chauvot de Beauchêne

Durante un reportage di matrimonio, ognuno esegue un ruolo, ben preciso e stabilito: il soggetto si concede all’obiettivo, il fotografo lo guarda. 

L’essere osservati invade la sfera della riservatezza e stimola la parte più intima di ogni individuo: il suo senso del pudore. E’ normale provare la sensazione di timidezza… un disagio, un imbarazzo, misto a soggezione. A questo si aggiunge la paura di non essere all’altezza, di non essere abbastanza.

Non si è del tutto soddisfatti della propria immagine. Si diventa schivi in un mondo dove apparire perfetti sembra avere la massima importanza.

La vergogna a farsi fotografare deriva dalle proprie insicurezze, da un’insoddisfazione rispetto al proprio aspetto, alla propria immagine. La paura di non essere fotogenici, o di essere giudicati dagli altri, con sguardo severo, richiama un costante ‘sentirsi imperfetti’, inadatti.

Ma non è tutto.

Può nascondere una paura più profonda: quella di essere  “messi a nudo” e di essere svelati per come si è davvero.  E’ il timore di vedersi con gli occhi degli altri e di trovare magari smentita l’immagine che ognuno proietta su sé stesso.

 

2 – FOTOGENICI SI DIVENTA

Una bella fotografia di ritratto non è una tecnica documentazione della fisicità di una persona, ma rivelazione della sua la personale e unica bellezza.

Fotogenici si diventa: quello che davvero conta è lasciar trasparire qualcosa di sé da uno sguardo, da un gesto istintivo. Un’emozione, un piccolissimo spiraglio dell’anima.

Affidarsi completamente alla sensibilità e alla capacità di sentire particolari di un fotografo capace di capirvi, cercando di soprassedere la parte di noi che non si accetta, diventa un punto di partenza per conoscersi e assumere consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.

L’esperienza della fotografia di matrimonio diventa così un momento di esplorazione e di analisi, un atto di indagine, in cui mettere a nudo se stessi per scoprire una lettura diversa di sé. 

Le immagini finali diventeranno tracce di un momento unico: un giorno da protagonisti, in cui imparare a vedersi diversi, superare l’imbarazzo.

 

COME CI AIUTA L’EMPATIA NELLA FOTOGRAFIA DI MATRIMONIO?

Se prerogativa di un buon ritratto è quella di rappresentare il soggetto nella sua luce migliore, disinvoltura, naturalezza e spontaneità sono i presupposti di base per ottenere un buon risultato.

Ma allora, come si supera la timidezza dinanzi alla macchina fotografica?

Quando si decide di farsi realizzare un racconto di matrimonio il compromesso di base è , lasciarsi guardare! Non semplicemente essere visti, ma osservati.

Le fotografia di matrimonio, come in quella di ritratto (pur sempre di ritratti si parla) presuppongono un consenso sereno e consapevole, grazie al quale si abbassano le difese. Il fotografo dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica esamina, scruta, indaga alla ricerca di qualcosa: un dettaglio, un piccolo particolare. Esplora.

L’intera sessione fotografica si traduce così in una volontà di contatto con il soggetto, nell’attesa del momento esatto in cui le barriere cadono. 

È quello il momento in cui il fotografo è consapevole di poter vedere oltre le apparenze e fotografare l’essenza.

Dimenticarsi di essere di fronte all’obiettivo, provare ad essere spontanei, cercare di rilassarsi e non pensare al risultato, ma godersi il momento e divertirsi non è così semplice come a dirsi. Del resto, affidare alle mani di un estraneo la propria immagine non è proprio cosa da poco.

 

BISOGNA FIDARSI!

 

La fiducia è un punto centrale del rapporto che si instaura con il fotografo: non si basa solo sul suo portfolio e sulle sue capacità tecniche, ma su quell’alchimia necessaria a far sì che ci si senta liberi di potersi affidare a lui senza riserve.

Quella magia, si chiama empatia, dal greco “εμπαθεία”: en- “dentro” e –pátheia “sofferenza o sentimento”.

È la capacità di stabilire un contatto profondo col soggetto, che permette di entrare in sintonia con lui, “mettendosi nei suoi panni“, vedendo con i suoi occhi, ascoltando con le sue orecchie, sentendo con il suo cuore. Un legame mente con mente, anima con anima, che permette al fotografo di saper leggere le emozioni e comprendere in modo immediato lo stato d’animo di chi ha dinanzi al suo obiettivo. E per questo di riuscire a metterlo a suo agio.

L’interazione tra fotografo e soggetto, durante un matrimonio non è solo uno scambio reciproco in cui fotografo concede il suo tempo e il soggetto la sua immagine: le loro due vite si incrociano e trovano una sorta di sintonia da cui nasce il racconto.

Il reportage di matrimonio è un lavoro collaborativo in cui c’è comprensione e intesa, partecipazione e condivisione, complicità. Il suo esito rappresenterà il racconto di quel determinato giorno, di quel delicatissimo equilibrio che fa la differenza tra una foto ben fatta, ma sterile e asettica, e un racconto coinvolgente, che grazie alle emozioni vissute insieme è rivelatore sia dell’anima del soggetto, sia dell’interpretazione che ne darà il fotografo.

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